
10 OttDietro le quinte di un’eclissi – 12 Agosto 2026 –
Emozioni e preparativi dalla torre di Suzzara
Ci sono fotografie che raccontano un istante. E poi ci sono storie che meritano di essere raccontate per tutto quello che è accaduto prima di quello scatto.
Il 12 agosto 2026 è stata una di quelle occasioni in cui la passione per l’astrofotografia si è trasformata in un’esperienza da ricordare. Un’eclissi solare, una postazione speciale nel cuore di Suzzara, tanta preparazione e quell’emozione difficile da descrivere che si prova quando il cielo diventa protagonista.
Ho voluto raccogliere in questo video alcuni momenti di quella giornata: le immagini della preparazione, l’attrezzatura pronta per entrare in azione e la sequenza fotografica dell’eclissi. Un piccolo dietro le quinte che mostra non soltanto il risultato finale, ma anche il percorso necessario per arrivarci.
Tutto comincia molto prima dello scatto
Quando si guarda una fotografia astronomica, spesso si vede soltanto il momento conclusivo: il Sole, la Luna, una particolare luce, un’immagine che sembra quasi irreale.
Ma dietro ci sono studio, programmazione, prove e attese.
Un evento astronomico non si può spostare a piacimento e non aspetta che tutto sia pronto. Bisogna prepararsi per tempo, conoscere il fenomeno, individuare il punto giusto da cui osservare e organizzare l’attrezzatura affinché, quando arriverà il momento, ogni elemento sia al suo posto.
Per questa eclissi la preparazione era iniziata già da mesi. C’era una domanda che accompagnava ogni scelta:da dove avrei potuto osservare e fotografare il Sole mentre scendeva verso l’orizzonte, con la Luna che lentamente ne oscurava il disco?

Infatti sapevo già da Aprile che il posto migliore sarebbe stato in Spagna, vedi l’articolo Giove Europa e le macchie solarie mi sarebbe piaciuto parecchio poterci andare, ma impegni lavorativi e personali non mi hanno permesso di fare questo viaggio, non mi sono disperato per questa impossibilità, anzi mi sono guardato attorno e ho iniziato ad informarmi.
Non bastava trovare un posto qualsiasi. Serviva una visuale adatta, una prospettiva interessante e la possibilità di trasformare un fenomeno astronomico in immagini capaci di trasmetterne anche la bellezza.
La fotografia, in fondo, non è soltanto tecnica. È anche cercare il modo migliore per raccontare ciò che vediamo, anche da prospettive diverse, non sempre le visuali migliori sono veramente tali, ricordo un eclissi, in particolare dell’11 agosto 1999 a Graz ad esempio, che sarebbe dovuta essere bellissima per trovarsi in pieno centro della fascia visibile, fu colpita purtroppo dalle nuvole e dalla pioggia, ma mi dissi“pazienza…”
Una torre, una prospettiva speciale e un grazie sincero
A volte, per riuscire a realizzare un progetto, serve anche l’aiuto di chi condivide la voglia di valorizzare il territorio e le sue opportunità.
In questa occasione è stato fondamentale il contributo del WWF Mantovano, che mi ha permesso di salire sulla torre del castello di Suzzara per effettuare gli scatti e le riprese.
Desidero rinnovare il mio ringraziamento per questa disponibilità: non è stata soltanto un’occasione per raggiungere un punto di osservazione particolare, ma la possibilità di vivere il centro storico da una prospettiva diversa e di guardare il cielo da una posizione davvero suggestiva.

Dall’alto, i tetti di Suzzara si aprivano davanti all’obiettivo, mentre le merlature in laterizio della torre diventavano parte della scena. L’architettura e il paesaggio quotidiano si preparavano a fare da cornice a qualcosa che, per sua natura, va ben oltre i confini del nostro piccolo angolo di mondo.
È anche questo che amo dell’astrofotografia: scoprire che un luogo familiare, può diventare lo scenario di un evento capace di collegarci idealmente al resto dell’universo.
L’attesa, quando il cielo diventa un appuntamento
Una volta raggiunta la postazione, arriva il momento di sistemare l’attrezzatura, controllare l’inquadratura e prepararsi a seguire il fenomeno.
Poi bisogna aspettare.
L’attesa è una componente importante di queste esperienze. Si osserva la luce, si guarda l’orizzonte, si ricontrollano le impostazioni e si cerca di immaginare come apparirà la scena quando tutto sarà al posto giusto.



In quei momenti la mente alterna concentrazione ed emozione. Da una parte ci sono i dettagli tecnici studiati in precedenza e adattati sul posto con piccole variazioni, perché ogni scatto deve essere realizzato con attenzione; dall’altra c’è la consapevolezza di trovarsi davanti a un appuntamento che non si può replicare semplicemente tornando il giorno dopo. È lì, e non deve sfuggire!

Il Sole continua il suo percorso verso il tramonto. La Luna avanza davanti al suo disco e, lentamente, il fenomeno prende forma davanti ai nostri occhi.
È proprio allora che tutta la preparazione acquista significato.
Il momento dell’eclissi
E poi arriva il momento che si aspettava.
La Luna si interpone tra la Terra e il Sole e la nostra stella appare progressivamente oscurata. Dall’Italia abbiamo osservato la fase parziale dell’eclissi, ma anche senza trovarsi nella fascia della totalità lo spettacolo aveva qualcosa di straordinario.
Seguire il cambiamento del disco solare, cercare l’inquadratura giusta e registrare la successione delle fasi significa confrontarsi con un fenomeno celeste che si svolge lontano da noi, ma che possiamo osservare direttamente dalla Terra.
Il tempo sembra assumere un ritmo diverso. Tutto quello che fino a poco prima era preparazione diventa attenzione assoluta: guardare, seguire, scattare, verificare.
E mentre la macchina fotografica registra le immagini, una parte di noi vorrebbe semplicemente fermarsi a osservare.
Perché c’è una differenza tra sapere che un’eclissi sta avvenendo e trovarsi lì, nel momento in cui il cielo cambia davanti ai propri occhi.
La fotografia permette di conservare quel momento. La memoria, invece, custodisce anche l’attesa, il contesto, le sensazioni e tutto ciò che non può entrare dentro un’inquadratura.
Più di una fotografia: una finestra sull’universo
È questo il motivo per cui ho voluto realizzare e condividere il video.
Le immagini della preparazione mostrano una parte del lavoro che normalmente rimane fuori dalla fotografia finale. La sequenza dell’eclissi, invece, restituisce il risultato di quella attesa e permette di ripercorrere un fenomeno che, anche attraverso uno schermo, conserva la sua capacità di affascinare.
Ma, soprattutto, questa esperienza mi ricorda perché continuo a dedicare tempo all’osservazione del cielo.
Viviamo le nostre giornate immersi in impegni, pensieri e abitudini ed alle volte anche distrazioni date da dispositivi moderni. Spesso guardiamo soltanto ciò che abbiamo vicino, dimenticando quanto sia vasto ciò che ci circonda.
Eppure, sopra di noi, si svolgono fenomeni che coinvolgono il Sole, la Luna, i pianeti e un universo di cui conosciamo ancora soltanto una parte.
Spesso gli astronauti tornati sulla terra raccontano di un Overview Effect (effetto della veduta d’insieme). “Da quassù non si vedono i confini nazionali o religiosi. Si vede solo una bellissima, fragile oasi blu nel mezzo del vuoto cosmico.”
Dallo spazio non esistono linee di demarcazione tra Stati o regioni. I confini artificiali creati dall’uomo lasciano il posto a barriere naturali come oceani, catene montuose e deserti. L’atmosfera terrestre appare come una linea sottilissima di colore azzurro, un velo vulnerabile che protegge tutta la vita in essa contenuta. Si sviluppa una forte consapevolezza che tutti gli esseri umani appartengono alla stessa specie e condividono lo stesso “veicolo spaziale” naturale (la Terra), che nel suo insieme accresce immediatamente il desiderio e il senso di responsabilità nel proteggere l’ambiente e le sue risorse limitate.
Non è necessario viaggiare nello spazio per sentirsi parte di questa immensità. A volte basta trovare un luogo da cui osservare, alzare lo sguardo e concedersi il tempo di comprendere ciò che sta accadendo.
Un’eclissi ci ricorda che la Terra non è isolata: è un piccolo mondo immerso in uno spazio molto più grande, legato agli altri corpi celesti da movimenti e relazioni che continuano a sorprenderci.
E forse è proprio questa la sensazione più bella, sentirsi piccoli davanti all’universo, senza per questo sentirsi lontani da esso.
Un ricordo da rivivere e condividere
Questo video non vuole essere soltanto la documentazione di un evento astronomico. È il ricordo di una giornata fatta di preparazione, collaborazione, attesa e meraviglia.
Se non avete ancora letto il racconto completo della serata, potete ritrovarlo nell’articolo Tutto in una notte: 12 agosto 2026, la notte degli astrofotografi.
Ora vi lascio alle immagini, con l’augurio che possano trasmettervi almeno una parte delle emozioni che ho provato.
Perché il cielo non è soltanto qualcosa da fotografare. È uno spettacolo che appartiene a tutti noi.
Basta trovare il tempo per fermarsi a guardarlo.
A presto, sotto le stelle!

